frate Francesco


[chi cerca: la potenza di Dio: nella sua vita, cioè, la natura divina in lui? È colui che: non vuole fermarsi ai doni soprannaturali: ma, chi intende vivere una relazione personale con Dio] La Trinità è la dottrina centrale[1] delle più diffuse chiese cristiane quali la cattolica[2]e quelle ortodosse, oltre che delle Chiese riformate storiche come quella luterana, quella calvinista e quella anglicana. Ma oltre il fatto che tale dottrina non viene presentata in modo univoco[3], esiste tutt'oggi una minoranza di chiese cristiane che si dichiarano anti-trinitarie, come i Mormoni e i Testimoni di Geova.[4]
La dottrina si è precisata nell'ambito del Cristianesimo antico: prima nel credo del primo concilio di Nicea (325), poi nel credo niceno-costantinopolitano (381), dove venne affermato come primo articolo di fede:1. l'unicità di Dio e, come secondo, 2. la divinità di Gesù Cristo figlio di Dio e Signore[5], a seguito, tra le altre, della controversia suscitata da Ario, che negava quest'ultima.
Ciò non va interpretato come se esistessero tre divinità (politeismo) né come se le tre "persone" fossero solo tre aspetti di una medesima divinità (modalismo). Le tre "persone" (o, secondo il linguaggio mutuato dalla tradizione greca, "ipòstasi") sono in effetti ben distinte ma formate della stessa sostanza:
ne consegue che, senza l’azione dello Spirito Santo, non è possibile esprimere le potenzialità del cristianesimo. cioè la vita caris,matica
e la realizzazione della natura divina!
15/12/2012 - Era il lontano 1223 quando frate Francesco, divenuto poi patrono d’Italia, disse all’amico Giovanni Velita, signore di Greccio: “Vuoi che celebriamo il Natale di Gesù? Ebbene, precedimi e prepara quanto ti dico, perché vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, in modo che si possa vedere con i propri occhi i disagi in cui si venne a trovare per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva nel fieno tra un bue e un asinello ...”.

L’amico fu entusiasta dell’idea e prima che Francesco terminasse di illustrare l’idea, quell’uomo fedele e pio già si muoveva per preparare nel luogo stabilito tutto l’occorrente, secondo il progetto esposto con tanto calore dal santo.
Dopo quasi 800 anni, nonostante l’affievolirsi della tradizione con l’introduzione dell’Albero di Natale negli anni ’60 ’70, anche oggi, nelle Chiese, in molte famiglie, in tante città, sono allestiti i presepi anche per ricordare la rappresentazione plastica voluta da San Francesco e riportata da uno dei più grandi pittori di tutti i tempi, Giotto, nel suo celebre dipinto nella Basilica di Assisi.
Qualche dirigente scolastico, però, vorrebbe vietare a scuola ogni simbolo religioso e, quindi, anche il presepe per il rispetto che l’Istituzione dovrebbe avere per gli stranieri.

Tale divieto rispetta veramente gli stranieri o, invece, impedisce una reale e globale forma d’integrazione privandoli di un valore aggiunto per la loro crescita?
Nelle scuole da me dirette per più di trenta anni, il presepe, costruito con materiale povero ma con tanto entusiasmo dagli alunni aiutati dai docenti e con collaborazione dei genitori, ha avuto un posto di onore nei locali d’ingresso quasi a ricordare a chi entrava nell’Istituto che la nascita di Gesù è un avvenimento storico che sta alla radice della nostra civiltà al punto tale che noi contiamo gli anni da quella nascita dividendo la storia dell’umanità in “prima” e “dopo Cristo”.

Nessuna famiglia di bambini stranieri che negli ultimi anni erano molte, si è mai lamentata anche perché era stato loro spiegato che rispettare le diversità non significava negare le differenze ma imparare a farle convivere.

Erano tanti quelli che si avvicinavo al presepe ed esprimevano la propria gioia condividendo così quel lavoro creativo realizzato dagli studenti, altri si fermavano a riflettere e a pregare ricordando il senso autentico del Natale, altri, ancora, forse atei o di altre religioni, ignoravano il presepe e passavano dritto. Nessuno, però, esprimeva sentimenti di rabbia o simili.

Mi chiedo: se ci sono studenti, genitori, docenti, felici di vedere un presepe, perché privarli di questa esperienza?
A prescindere, comunque, dall’adesione alla religione cattolica o dall’emozione che potrebbe suscitare un presepe, negare il Natale di Gesù significa negare l’origine della nostra civiltà.
Il presepe non è solo simbolo religioso ma storico e tradizionale del patrimonio italiano.

Che “i principi del cattolicesimo” facciano parte del “patrimonio storico del popolo italiano” si può, quasi, considerare un postulato: l’arte, la letteratura, il diritto, le comuni aspirazioni di libertà, giustizia e pace trovano una fonte privilegiata nella tradizione cattolica e, perciò, nel Vangelo.
Basterebbe, comunque, riflettere con il vecchio sano buonsenso per capire come il presepe a scuola è un simbolo che può alimentare il dialogo tra le varie religioni e il rispetto fra le persone.
Far conoscere, ad esempio, agli studenti stranieri di religione non cristiana, che, domani potrebbero diventare cittadini italiani, una parte della nostra storia e della nostra cultura, i simboli religiosi della maggioranza degli italiani, non é un valore aggiunto per la loro formazione?

Impedire agli studenti immigrati di religione cattolica o in generale cristiana, di festeggiare a scuola il Natale, non significa discriminarli e per noi italiani, ignorando come è festeggiato il Natale nei loro Paesi di origine, non sarebbe perdere un’occasione di arricchimento?

La scuola, oggi più che mai tempio dell’interculturalismo, ha il dovere di favorire la condivisione delle diverse tradizioni culturali e il reciproco arricchimento che ne deriva dal viverle insieme perché è certamente più formativo insegnare l’integrazione culturale piuttosto che l’esclusione.
In definitiva, il Natale e il presepe non offendono nessuno, possono avvicinare e accogliere tutti a un simbolo di pace e di fratellanza e costituiscono un momento educativo e culturale che rimanda a significati più profondi, anche se meno immediati rispetto a quelli di altri simboli del Natale.

Giuseppe Luca
Direttore Responsabile della “Letterina”  


La cristologia è quella parte della teologia cristiana che studia e definisce chi e che cosaGesù è, con particolare attenzione alla sua natura umana e divina.
Esistono due fondamentali cristologie, una cosiddetta dall'alto cioè che si sviluppa a partire dalla natura divina di Gesù come Figlio di Dio, e una dal basso che si sviluppa a partire dalla natura umana di Gesù così come si è manifestata nella sua vita terrena.
Alcuni aspetti molto dibattuti nel corso della storia del cristianesimo sono stati:
  • la natura di Gesù, se umana, divina, o entrambe le cose;
  • in che modo la natura divina di Gesù si relaziona con quella di Dio Padre;
  • il ruolo di Gesù Cristo nella redenzione del genere umano.
La cristologia fu un argomento particolarmente controverso nei primi secoli del cristianesimo, in particolare dal IV secolo quando, a seguito della disputa con Ario, venne definita la dottrina ortodossa, stabilita nei Concili ecumenici a partire da quello di Nicea I. Solitamente questi argomenti teologici sono sinteticamente indicati come trinitàincarnazione eredenzione.
L'iniziazione al cristianesimo
I successori dei 12 apostoli,i vescovi e i loro collaboratori ,presbiteri (preti) e diaconi, ricevono da Gesù unaunzione ( consacrazione ) particolare  che li costituisce come un Ordine sacro a Gesù stesso e che conferisce loro il potere di  fare il memoriale di Lui e di tutte le salvezze speciali da lui istituite ed anche di istituirne altre .
La Chiesa cristiana è un deposito di ricchezze celesti, segni efficaci di salvezza , che Gesù dona ai suoi apostoli perchè le amministrino ai cristiani : i sacramenti .
Il catecumenato prepara alla nuova alleanza.
Nel catecumenato , primo gradino della iniziazione cristiana ...
2Pt 1,3 La sua potenza divina ci ha fatto dono di ogni bene per quanto riguarda la vita [ eterna] e la pietà [ le pratiche religiose] , mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua gloria e potenza.
CUCC 1229 Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: 
- l'annunzio della Parola, 
- l'accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, 
- la professione di fede, il Battesimo,
- l'effusione dello Spirito Santo, 
- l'accesso alla Comunione eucaristica.
Il sacramento del Battesimo introduce nella nuova alleanza: libera dal maligno e dona la natura divina(potenziamente: ma, effettivamente, tale potenzialità si esprime nell’”effusione”, cioè nella “personale” esperienza della Pentecoste; che, rappresenta l’essere nati di nuovo, come manifestazione della potenza di Dio).
I catecumeni cioè i credenti in Gesù, nelle sue promesse , che chiedono la salvezza di Gesù, che dimostrano di essere disposti alla vita cristiana ricevono la salvezza di Gesù, la vita eterna, in modo sacramentale (= attraverso un segno visibile ed efficace) : il battesimo cristiano.Il battesimo, è possibile ...
2 Pt 1, 4 essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza.
[ per mezzo del catecumenato ].
CUCC 1237 Il Battesimo [ cristiano] significa la liberazione dal peccato e dal suo istigatore, il diavolo : viene pronunziato uno (o più) esorcismo(i) sul candidato. Questi viene unto con l'olio dei catecumeni, oppure il celebrante impone su di lui la mano, ed egli rinunzia esplicitamente a satana. Così pre parato, può professare la fede della Chiesa alla quale sarà “consegnato” per mezzo del Battesimo [Cf Rm 6,17 ]. Ora, nel battesimo che avete chiesto , ... 2Pt 1,4   ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina.

Nel battesimo Gesù cambia la natura umana, debole verso il male, tendente al peccato, unendola a quella sua divina. Dice S. Paolo:
Rm 6,4 Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre [ed ora vive una vita umano-divina soprannaturale, eterna] , così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. [umano-divina, soprannaturale, eterna] .
Già adesso!
La vita del battezzato, del cristiano , è vita umano-divina. Una vita di ordine sopra-naturale. Il battesimo introduce l'uomo in una vita straordinaria, umano-divina,soprannaturale. Tutta da vivere e scoprire! Ma è data dentro una alleanza, cioè a condizione che la natura umana non si leghi più al Male con il peccato . Altrimenti si perde! Questa vita diventerà definitiva con la morte-resurrezione.
Ro 8,11 E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.




Il sacramento della eucarestia dona la vita eterna , come un seme(cioè potenzialmente).
Eb 10,22 accostiamoci [ a Dio ] con cuore sincero nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza [catecumenato] e il corpo lavato con acqua pura [battesimo-cresima] Nel sacrificio della Messa (=missione) cristiana si compie l'iniziazione e si ha la vita eterna. Nella Messa i cristiani vengono "incorporati in Gesù" per azione dello Spirito : nel memoriale partecipano efficacemente: alla sua morte e resurrezione, ricevendo così la vita eterna(ma tutto questo: non è ancora la vita divina: ma, la esplicazione di un livello religioso: della grazia santificante, ma, non ancora divinizzante).
Il corpo morirà, ma, la morte sarà trasfigurazione, resurrezione ad una vita piena ed eterna di ordine sopra-naturale.
Gv6,48; Io sono il pane della vita. ...51. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno .(ma, questo non è ancora pienamente il processo della divinizzazione: perché in questa face non c’è la esperienza della Pentecoste)
1Tess 5,23. Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. 24 Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo!
La salvezza cristiana è già salvezza compiuta ma non ancora definitiva : è data nella condizione dell'alleanza , si può perdere. Rompendo l'alleanza in Gesù l'uomo viene separato da Lui, dalla unione e comunicazione ( la comunione) con Lui. Perde la natura divina, la vita eterna, torna sotto il dominio del Maligno, nel suo Regno. .(ma, questo non è ancora pienamente il processo della divinizzazione: perché in questa face non c’è la esperienza della Pentecoste)


Che cosa differenzia i cristiani, bambini, della vita eterna , oppure, bambini della vita divina: per vivere l’esperienza della Pentecoste ?
Il punto di partenza per comprendere la novità della vita cristiana è l'iniziazione che parte dall' esperienza battesimale e culmina nella cena eucaristica in cui si mangia il corpo:sangue di Gesù. Il battesimo cristiano è descritto dalla tradizione come una nuova nascita , il passaggio da una vita destinata alla morte perché corrotta dal peccato ( originale) ad una vita nuova che ha in sè la natura divina ed è destinata all'eternità. Questo passaggio è operato da Gesù attraverso i segni sacramentali.
Diventare cristiani significa ricevere in dono(non soltanto) la vita eterna :da Gesù che rinnova la vita umana: liberandola radicalmente dal peccato cioè dalla malizia. Ma, ricevere, in Dono lo Spirito Santo Stesso(il consolatore)
che è sconosciutop dalle Chiese Cristiene, perché chi di loro può dire di avere fatto la stessa esperienza della pentecoste?