stragi islamiche in Europa

stragi islamiche in Europa! ] Abbiamo la certezza che la strage di Bologna, fu opera del terrorismo palestinese con cui l’Italia aveva stretto un patto. Ma per paura lo Stato ha incolpato i fascisti. verità e rivoluzione. Ho apprezzato moltissimo l’articolo di Giancarlo Matta. Finalmente qualcuno parla della matrice islamica delle stragi in Italia. Su alcune di queste stragi facciamo ipotesi, su Bologna possiamo dire che abbiamo una certezza. Dove la certezza è riconosciuta sono i due attentati di Fiumicino,1973 e 1985, 45 morti in totale, mai ricordati da nessuno, forse non erano persone ma ologrammi. Il dirottamento dell'Achille Lauro e l'assassinio di Leon Klinghoffer, buttato in mare legato alla sua sedia a rotelle e i cittadini italiani su cui, davanti alla Sinagoga di Roma, un commando palestinese aprì il fuoco: Stefano Tachè di due anni è ucciso, innumerevoli i feriti. I palestinesi non hanno alcuna difficoltà a sparare sui cittadini italiani: per loro siamo carne da macello. Cominciamo da Bologna. Bologna: trent’anni fa i nazifascisti palestinesi causano la strage della stazione. Bologna è stata una strage nazifascista, ma è il nazifascismo palestinese, non quello nostrano il responsabile. Le due persone che hanno detto la verità, Cossiga e Giuseppe Valerio Fioravanti non sono state ascoltate. Non sono nemmeno state menzionate. Nemmeno per dire: ma guardate cosa stanno farneticando questi due impuniti, non sono comici? Il silenzio è assoluto. Perché i governi tacciono? Nell’ultimo governo Prodi erano presenti anche Rifondazione Comunista e il Partito Comunista Italiano e anche loro hanno mantenuto il silenzio, Quindi, contrariamente a quanto sostenuto sul Manifesto, non sono stati i fascisti, né i Massoni e non è coinvolto nessun servizio segreto di un paese occidentale altrimenti i comunisti avrebbero parlato. Inoltre se fosse dimostrabile che è stato un paese occidentale, all’Italia spetterebbe un risarcimento in denaro enorme, in quanto coinvolta in un atto di guerra non prima dichiarata. L’Italia accetta la testimonianza di Izzo, caccia sulle spalle di Fioravanti che ha già 4 ergastoli, un quinto ergastolo e lo ringrazia di non aver fatto troppo chiasso mettendolo fuori dopo venti anni e qualcosa. Lo schema di tutti i governi è: facciamo finta che sia stato Fioravanti e non ne parliamo più, perché se la verità viene fuori è una catastrofe per tutti e nessun governo se ne può assumere la responsabilità. La pista palestinese, l’esplosivo era dei palestinesi che lo stavano spostando insieme a Carlos, era a Bologna un suo uomo Krams. L’esplosivo è esploso per errore (Cossiga), oppure per punire l’Italia non abbastanza servile con i palestinesi (Commissione Mitrokhin). Carlos è un terrorista nero, rosso, verde, fascista, comunista e islamico, la cui moglie avvocato, ha difeso Klaus Barbie, gerarca nazista detto il “boia di Lione” e la “banda dei barbari” (gruppo di
islamici che per 23 giorni hanno torturato a morte un ragazzo ebreo a Parigi). La pista palestinese ha senso perché: 1) Nessuno ha rivendicato la strage. È possibile si sia trattato di un errore. Non è l’unica strage non rivendicata, potrebbe far parte di una generica strategia della tensione. Indizio debole. 2) Non erano in molti, e Fioravanti non era tra questi, a disporre di quel quantitativo di esplosivo. L’esplosivo non si vende al supermercato. Occorre un grosso gruppo con molto denaro e grosse reti per avere grandi quantità di esplosivo. I palestinesi erano praticamente gli unici in quel periodo a corrispondere a questi requisiti. 3) Commissione Mitrokhin: a suo avviso l'attentato fu palestinese, non accidentale ma punitivo. I primi a parlare di pista palestinese. Indizio medio. 4) Ne parla Cossiga, che è uno dei pochi che conosce la verità in quanto ex-presidente della Repubblica. Prova inoppugnabile. 5) Cossiga ne parla e non viene denunciato da nessuno, ma le sue parole vengono fatte cadere nel vuoto. Nessun governo può permettersi la verità. Quindi la verità è qualcosa che deve rispondere a questo criterio. Se detta, causa una catastrofe a tutto il paese. Nessun governo se lo può permettere. 6) lo stesso Carlos, attualmente in carcere in Francia, ha riconosciuto che l’esplosivo era il suo. E solo la pista palestinese risponde a questo schema.
Nessun governo può parlare perché chi parla si becca l’attentato. Moro fecce il suo patto sciagurato per evitare attentati ai cittadini italiani, soprattutto se non ebrei. Chi minaccia attentati ricatta tutti. Chi dice la verità è considerato un provocatore dal
terrorismo islamico, e palestinese, che si scatena con rappresaglie contro innocenti. Il bellissimo discorso del Papa a Ratisbona è stato pagato da una suora italiana uccisa in Somalia e qualche decina di cristiani uccisi in Nigeria e i nati servi, la lista ve l’ho già data, hanno scritto che la “colpa era del Papa”. I nati servi hanno un addestramento meraviglioso a considerare la libertà di parola una provocazione. Hanno scritto sui loro giornali che il fatto che il Papa si sia permesso di battezzare Magdi Allam di persona è una provocazione insopportabile ed è lui il responsabile del terrorismo islamico. I nati servi odiano chi è libero. Il governo che dice la verità non sarà applaudito dai fascisti di sinistra che fischiano i ministri a Bologna perché loro preferiscono la menzogna della pista fascista, e si troverà di fronte i parenti delle vittime della nuova strage. Nessuno vuole la responsabilità di una nuova strage. Noi siamo persone responsabili. Il ricatto del terrorismo, “se parli ammazzo degli innocenti”, paralizza chiunque. In questo caso, però, c’è un secondo problema. Riconoscere che Moro aveva dato il permesso di spostare armi ed esplosivo ai palestinesi, dimostra che eravamo alleati di chi faceva la guerra ad Israele. Cioè noi abbiamo commesso atti di guerra contro Israele, senza una dichiarazione di guerra. Una roba di questo genere, se ufficiale, ci mette fuori dalla comunità internazionale. Vuol dire crediti bloccati e boicottaggio internazionale dei nostri prodotti, a meno di non subire un processo che stabilisca il risarcimento allo Stato di Israele, un risarcimento di guerra. Nemmeno la Somalia e l'Iran riconoscono il loro sostegno al terrorismo ufficialmente. Quindi il massimo che si è potuto fare, il massimo, è stato far dire la verità a Cossiga, ufficiosamente, perché almeno la verità sia detta e ascoltata. Da chi è in grado di ascoltarla. Se su Bologna c’è un silenzio imbarazzato, su altre stragi c’è una certezza assoluta: i due attentati di Fiumicino, l’Achille Lauro, la sparatoria davanti, alla Sinagoga di Roma, il fuoco aperto su una folla piena di bambini di cui uno, di due anni resta ucciso. A Israele, oggi, debbo dell'ottimo vino, degli ottimi cosmetici, dei prodotti agricoli straordinari, dei magnifici libri, aiuti concreti a ogni mia catastrofe, terremoto o inondazione, e la speranza molto forte che tra pochissimo il diabete di tipo 2 sia debellato. Ai palestinesi che sono tanto infelici e la loro infelicità deve pagarla il mondo, devo parecchie stragi ufficiali (Fiumicino), qualche morto sfuso, ma tanto erano ebrei (Achille Lauro, Stefano Tachè di due anni ammazzato per divertimento davanti alla Sinagoga di Roma, con la santa benedizione di Berlinguer, Lama e Pertini) e qualche strage ufficiosa: quella alla stazione di Bologna, ringraziando i palestinesi di Abbas e Carlos. La mia domanda è estremamente banale. Perché questo Stato dove gli imprenditori si suicidano regala ogni anno 6 milioni di euro ai palestinesi? Non voglio mantenere i palestinesi, perché è sbagliato finanziare questo popolo ufficialmente nazista, mentre ce ne infischiamo delle sofferenze di tibetani, sudanesi e somali. Stavo dimenticando i cristiani. I centomila cristiani uccisi ogni anno. Qualcuno anche nei territori palestinesi. Non voglio finanziare i palestinesi perché ho il diritto detestare un aspirante Stato che vieta l’ingresso agli ebrei. Perché gli arabi musulmani possono vivere a Haifa e gli ebrei non possono vivere a Betlemme? Perché un aspirante Stato razzista, nazista e terrorista è finanziato con il denaro italiano, quindi anche mio? I vili che si sono tappati le orecchie resteranno nella menzogna.
Abbiamo pagato lacrime e sangue per la vigliaccheria verso il terrorismo.
Abbiamo pagato un tributo spaventoso. Ora è il momento del coraggio. Se dobbiamo attraversare lacrime e sangue, meritiamocelo, combattiamo il terrorismo, facciamolo a testa alta, per salvare la libertà nostra e dei nostri figli. di Silvana De Mari 05/12/2013
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rinnegando il cristianesimo l’Europa ha perso Dio e la propria identità, aprendo la strada al totalitarismo islamico. verità e rivoluzione. Rinnegando il cristianesimo l’Europa ha perso Dio, ha perso la capacità di dare un senso alla morte, ha perso la preghiera e quindi la possibilità di produrre endorfine, ha perso la propria identità. E quindi ha aperto la strada ai totalitarismi. Avevamo il posto di figli di Dio e lo abbiamo rinnegato. Siamo diventati i bambini dell’orfanotrofio, alla costante ricerca di un nostro Dio da scambiare per un nuovo padre. I totalitarismi garantiscono dal dolore della mancanza di un’identità, che è un dolore intollerabile, e garantiscono l’illusione della superiorità che è uno dei maggiori piaceri esistenti in natura. Il secolo ventesimo ha visto un primo scontro tra i sistemi democratici e liberali e il nazifascismo, che garantiva un’identità e una superiorità genetica. Il secondo scontro è stato con il comunismo sovietico e cinese: la superiorità morale. In questo momento lo scontro è con l’islam ed è uno scontro mortale, da cui i popoli liberali e democratici usciranno annientati se non ritroveranno la loro anima: la difesa dei diritti dell’individuo e solo dell’individuo, la difesa dei diritti spirituali dell’individuo, non dei suoi capricci. Uno Stato decente non “difende le religioni”, tutte, messe tutte sullo stesso piano, indipendentemente dal fatto che rispettino o contraddicano i diritti dell’uomo. Uno Stato decente combatte le religioni che opprimono l’individuo. Dove il coraggio di combattere per l’individuo è perso, allora non resta ai popoli che avevano avuto il privilegio di creare il concetto stesso di libertà, che il destino di diventare un popolo di schiavi o un popolo di morti. L’assassinio del regista olandese Theo Van Gogh, la distruzione della vita dello storico francese Robert Redereck, le vicende delle vignette danesi, l’impossibilità di vedere film come Submission o Obsession dimostrano come la libertà dell’Europa è già stata calpestata con gli scarponi chiodati dall’islam, e delle infinite schiere dei suoi aspiranti servi. La creazione di corti islamiche in Inghilterra che applicano la sharia e che condannano i mariti islamici che massacrano di botte le mogli a “seguire in moschea un corso sulla gestione della rabbia”, dimostra come il fatto che il concetto che la legge sia uguale per tutti si è inginocchiato davanti all’islam. Nessuno si illuda: stiamo subendo un processo di colonizzazione. Questa colonizzazione si avvale di quattro pilastri: la demografia (data la maggiore natalità e l’immigrazione tra quaranta anni l’Europa sarà a maggioranza musulmana, e quindi, come ci ricordano il Gran Mufti di Londra e quello di Parigi, vigerà la sharia); la coercizione e la minaccia fisica (il terrorismo, le minacce e gli omicidi di chi osa opporsi all’islam. Ho l’onore di essere tra i minacciati); il vittimismo e la criminalizzazione della vittima. È l’Occidente che è cattivo e non sottostà al dovere di amare e rispettare l’islam, questa religione così intelligente e spirituale. Uno Stato democratico applica le stesse leggi a tutti i suoi cittadini e questo è tutto. Uno Stato democratico non è il paradiso, non è la Giustizia assoluta e nemmeno la felicità. Uno Stato democratico è uno Stato che applica le stesse leggi, fatte dalla maggioranza, a tutti e basta. Per uno Stato democratico che i suoi cittadini o le loro religioni siano in contrasto con quelle leggi, deve essere di interesse uguale a zero. La vita delle donne che credono (cioè islamiche) è dolore. Aisha, terza moglie del profeta Maometto, sposata quando lei aveva otto anni e lui 50. Questa bambina stuprata è riuscita a farci arrivare la sua voce. Per lei la vita è stato dolore e basta. Chi crede nell’islam crede nel diritto di un cinquantenne di mettere le mani sulle cosce di una bambina di otto anni, divaricarle e penetrare con il suo pene nella vagina troppo piccola di lei, coprendo con il suo peso, la sua puzza di cinquantenne, la sua bocca sdentata e il suo alito, il corpo di bambina. Dato che il profeta Maometto ha sposato una bambina, il matrimonio con bambine di 8 anni è permesso, o raccomandato come nelle parole dell’ayatollah Khomeini, in quasi tutti i paesi islamici. La frase di Aisha è riportata dai commentatori islamici perché le donne dell’islam capiscano che il dolore della loro vita è la norma. Persino la moglie preferita di Maometto ha avuto una vita che è stata dolore e solo dolore. E loro che si aspettano? L’islam ritiene che questo stupro sia giusto? I margini di dialogo davanti a un uomo di 50 anni che introduce il suo pene nella vagina di una bambina di 8 anni e che crea una religione, sono dannatamente limitati: o si è favorevoli e si diventa complici del carnefice, anzi dei carnefici, o si è contro. Contro fino alla morte, senza se e senza ma. Gli ebrei sono maiali. Affermazione è presente e ripetuta nell’islam. Maometto sterminò gli ebrei dell’Arabia per il rancore di non averlo riconosciuto come Messia. L’accusa agli ebrei era di aver ingannato lo stesso Dio scippandogli il titolo di popolo eletto che invece toccava agli arabi. Nella loro comica e cosmica ignoranza della storia la maggior parte degli intellettuali, termine di etimologia ignota, perché mi sembra poco verosimile che possa derivare dalla parola intelletto, fanno risalire l’antisemitismo islamico all’esistenza dello Stato di Israele. Idioti. È il contrario. È lo Stato di Israele che è stato creato come unico ratio per salvare gli ebrei dall’islam. “L’islam è una religione creata da un leader colpevole di genocidio, osceno e pedofilo”: per questa affermazione un ragazzo afghano di 23 anni è stato messo a morte. Noi abbiamo il diritto di ripetere questa affermazione? Noi abbiamo il dovere di ripetere questa affermazione. È sufficiente un’unica pecora nera perché l’affermazione che tutte le pecore sono bianche sia falsa. È sufficiente un solo dissidente, e nell’islam ce ne sono migliaia che vanno verso la morte pur di dire la verità su Maometto e l’orrenda religione che ha creato, che l’affermazione “ è la loro religione, è la loro civiltà” sia falsa, l’osceno belare degli utili idioti, innamorati del proprio ombelico, che dopo essersi schierati per decenni dalla parte dei carnefici sovietici e cinesi, ora si scherano giulivi come fringuelli dalla parte dei carnefici islamici. Chi afferma che “ le religioni vanno rispettate”, sta calpestando con gli scarponi chiodati la vita e il martirio di Mohamed Taha e di tutti i dissidenti islamici, giganti del coraggio e del pensiero. Le religioni vanno rispettate, ci rispondono. Socrate e Gesù Cristo sono andati a morte per essere rifiutati di rispettare la religione del sommo Giove che mette le corna alla moglie. L’idiozia che le religioni vanno rispettate, tutte, senza che sia necessario dimostrare che sono rispettabili, non è il verbo, ma l’affermazione di un pugno di burocrati dell’Onu nel 1994. Peraltro questa regola non si applica mai al cristianesimo. “Opere d’arte” come Piss Christ (Criss http://it.wikipedia.org/wiki/Piss_Christ) un barattolo di urina dell’autore in cui è immerso un crocifisso, sono permesse, amate, amate e pagate migliaia di dollari. Antisionismo è normalmente accompagnato da profanazioni alla religione ebraica. Chiunque tocchi l’islam, a cominciare da Oriana Fallaci o Magdi Cristianio Allam, si trova di fronte l’indignata protesta dei nostri intellettuali. L’affermazione sul necessario rispetto alle religioni è stata creata per difendere le religioni totalitarie, l’islam, e il fiume di quattrini che sta arrivando dall’Arabia Saudita non è certo marginale nella schieramento delle anime candide. Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica (affermazione fatta da Adolf Hitler a Berlino il 22/11/1941). In quella terribile data Haj Amin al-Husseini, il Gran Mufti di Gerusalemme, la più alta autorità sunnita, dichiarò che il nazismo e l’islam avevano gli stessi valori e gli stessi nemici, affermazione discutibile per quanto riguarda l’islam laico e tutti i tentativi di riforma a cominciare da quello del sudanese Mohamed Taha, ma purtroppo innegabile per l’ islam integralista, wahhabismo sunnita e il khomeinismo sciita. In cambio dello schieramento di tutto l’islam, Siria, Giordania, Iran, Iraq e Egitto a favore di Hitler, il progetto iniziale dell’espulsione degli ebrei fu sostituita dallo sterminio, uno sterminio completo come quello compiuto dal profeta Maometto sulle tribù israelite dell’Arabia, ree di aver rifiutato di riconoscerlo come Messia. La soluzione finale risale al febbraio del 1942. In tale occasione fu anche fondata la XIII divisione SS, la divisione bosniaco-palestinese, per intenderci erano quelli che andavano a massacrare i partigiani serbi con il Corano sotto braccio e seguivano la prescrizione (è contenuta nella Sura 9 di segare gambe e braccia ai nemici dell’islam). Sempre nella stessa occasione Hitler e Himler si scusarono con il Gran Mufti di Gerusalemme, perché questa ignobile Europa giudaico-cristiana aveva osato fermare l’islam a Vienna. A proposito di Vienna, qualcuno ricorda la data in cui l’assedio fu spezzato? L’11 settembre. Certo. L’11 settembre 1683 il monaco italiano Marco d’Aviano con 80000 uomini spazzò via l’assedio di Vienna: 300.000 tra cavalieri e fanti. Non è un caso che la tecnologia, dalla vaccinazione al cellulare, dall’energia atomica alla resezione epatica secondo Tong Tan Tun, si sia sviluppata dove le religioni rispettano la libertà dell’uomo (giudaismo, cristianesimo, buddhismo), dove ci sono dei margini per il pensiero e la rielaborazione filologica. Solo dove la filologia è permessa si sviluppa la filosofia. Senza filosofia non c’è pensiero scientifico, senza pensiero scientifico non può esserci pensiero tecnologico. Il Corano è dettato, non ispirato. Non è permessa nessuna rielaborazione filologica. Il Corano si impara a memoria e basta. L’islam vieta le narrazioni (l’unica che è riuscita a formarsi, nonostante i divieti, Le mille e una notte, è attualmente vietata nella maggioranza degli stati integralisti), vieta il pensiero scientifico, perché la realtà appartiene a Allah ed è una mancanza di rispetto esplorarla. Vieta la musica (Allah il misericordioso verserà piombo fuso nelle orecchie di coloro che in vita avranno ascoltato musica). Islam vuol dire sottomissione. L’islam vieta la libertà.
L’ identità islamica è fortissima e totalitaria. Chi è islamico, è islamico e basta.
“Noi li sgozzeremo tutti, li sgozzeremo tutti fino all’ultimo bambino. Noi sgozzeremo anche i feti nelle madri” ( Yasser Arafat, Algeri 1985). Martin Luther King ha affermato che tra tutte le forme di razzismo la più ignobile e la più atroce, ancora più ignobile e atroce del suo popolo in catene, era quella che negava il diritto all’esistenza del piccolo Stato di Israele, perché senza quello stato gli ebrei avrebbero continuato a essere soggetti a genocidio. Nel '400 a Costantinopoli la popolazione cristiana era il 100%. All'inizio del secolo scorso la popolazione residua cristiana in tutta l'Anatolia era il 30%. Il genocidio degli armeni e le successive persecuzioni hanno portato attualmente la popolazione cristiana in Turchia allo 0,6 %. Chi ricorda che la Siria è la seconda culla della Cristianità? Le trecento chiese più antiche sono in Siria. Mentre andava in direzione di Damasco, San Paolo è stato illuminato. Costantinopoli è una delle tre città sante della Cristianità. Il Nordafrica è una delle culle della Cristianità: Sant'Agostino è nato in Algeria, che allora era verde, il granaio dell'impero. La sostituzione del maiale con il maledetto montone, che desertifica perché il suo morso strappa l'erba, e il taglio delle foreste per fabbricare le navi dei pirati saraceni (quelle che per 10 secoli, dal nono al diciannovesimo secolo hanno depredato le coste dell'Europa meridionale e in particolare dell'Italia Meridionale, facendo schiava la mia gente), hanno causato la desertificazione. Pakistan e soprattutto Afghanistan sono le culle del buddismo. In Afghanistan la originaria popolazione, gli azara, che hanno i caratteri somatici simili ai cinesi, islamizzati a forza, sono tutt'ora gli esseri inferiori rispetto alla popolazione pasthun, gli arabi con i caratteri semiti. Gli ultimi due buddhisti erano in pietra, risalivano al terzo secolo dopo Cristo e li ha fatti saltare Osama Bin Laden, così si è esercitato per le Torri Gemelle. Il Bangladesh era la culla dell'induismo, ma di induisti non ce ne sono più. Gli islamici ne hanno massacrato solo mezzo milione: gli altri dieci milioni circa sono diventati profughi e il mondo non li ha visti perché era troppo impegnato a guardare i palestinesi. Quando un popolo colpevole di genocidio è sconfitto e umiliato, è stato scelto il male minore. Chiunque affermi che l’islam rispetti le donne e che possa essere una religione di pace è molto disinformato o sta mentendo. Il motivo per cui combatto l’islam e lo combatto con tutte le mie forze e lo combatterò fino alla morte (che nel caso di uno che combatta l’islam non è un evento né teorico né lontano) non è solo la volontà di difendere la mia libertà e quella della mia terra. Io combatto per loro, gli uomini e le donne che vivono sotto questo tallone che soffoca qualsiasi libertà, qualsiasi narrazione, qualsiasi scintilla di pensiero scientifico. Odio l’islam con tutte le mie forze e amo ferocemente gli uomini e le donne dei popoli dove questa religione impera, e anche per loro sono disposta a morire. Amo quei popoli e odio la religione ignobile e crudele che uccide la loro libertà e il loro pensiero. Non c’è nessuna contraddizione. Termino con una citazione di Karl Popper in "Congetture e confutazioni" del 1985, mentre sta trattando della differenza tra "verità" e "certezza scrive:
"In breve, la mia tesi è che noi, che viviamo in Occidente, nell'Europa occidentale ed in America, viviamo nella migliore società della quale si abbia storicamente notizia. Non ho mai riscontrato, né ho sentito qualcuno che potesse ragionevolmente sostenere il contrario". Questo meglio è dovuto al fatto che non siamo dittature e soprattutto che non siamo teocrazie. Nell’islam non è pensabile che il potere religioso e quello statale siano separati. È successo solo in Turchia e in Persia ai tempi dello scià e se succedesse di nuovo vorrebbe dire che non c’è nessun rischio per la libertà del mondo e che possiamo rasserenarci. Ma è difficile, perché Maometto è un capo politico e militare e perché nel Corano è specificato che l’islam deve sempre avere il comando politico. A un islamico (uno veramente credente, cioè, non uno dei milioni di individui che sono venuti in Occidente per liberarsi dei loro mullah e per vivere in pace) è consentito vivere sotto le leggi infedeli, solo se si sta adoperando con tutte le sue forze per conquistare militarmente o politicamente il paese. E torniamo a Popper. Che cosa ha dato la forza all’Europa e all’America di creare i valori di giustizia e libertà? Il cristianesimo, la spiritualità biblico evangelica, la legge di Mosè, la parola di Cristo. La salvezza del mondo passa dalla nostra. La nostra passa dal recuperare la nostra anima. di Silvana De Mari 09/12/2013
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La Chiesa e i governanti relativisti che vogliono a tutti i costi le moschee prestino ascolto alla disperazione della madre di un mancato terrorista islamico suicida
Editoriale. Hayet Saadi, un’insegnante tunisina di scuola elementare, e suo marito ingegnere agricolo, cominciarono a preoccuparsi circa un anno e mezzo fa quando il figlio Aymen, di appena 16 anni, cominciò a frequentare assiduamente la moschea cinque volte al giorno. A casa lui cominciò a parlare di Jihad, intesa come guerra santa islamica, di partire per la Siria per combattere al fianco dei ribelli che vogliono prendere il potere scalzando il regime di Assad. Lo scorso 30 ottobre la polizia circondò ed assaltò l’abitazione della famiglia Saadi a Zaghouan e procedette alla confisca del computer e del cellulare di Aymen, prelevando il padre al commissariato. Quel giorno un terrorista suicida si era fatto esplodere in uno stabilimento balneare a Sousse, mentre Aymen era stato bloccato un attimo prima che si facesse esplodere tra un gruppo di turisti al mausoleo del fondatore della Repubblica tunisina, Habib Bourghiba, a Monastir. La storia raccontata ieri dall’International New York Times, illustra il ruolo delle moschee gestite dai salafiti, intransigenti esecutori del verbo coranico, nel lavaggio di cervello dei giovani tunisini. Si stima che ci siano migliaia di giovani tunisini trasformati in aspiranti terroristi suicidi dopo la ribellione che ha rovesciato il potere del presidente laico Ben Ali, enfaticamente ribattezzata la Primavera araba, andati a combattere in Siria, Iraq, Libia, Algeria e Mali per dare il loro contributo alla riesumazione della Umma, la Nazione islamica. Aymen ricevette l’ordine di farsi esplodere al mausoleo Bourghiba da un dirigente della rete del terrorismo islamico in Libia, dove si era recato per poter proseguire in Siria attraverso la Turchia.
La Tunisia era considerato il Paese più laico di tutto il Medio Oriente, dove per non frenare la produzione durante il mese del digiuno islamico, il Ramadan, Bourghiba si mostrò in televisione mentre beveva, così come è stato il Paese dove le donne hanno goduto di diritti civili paragonabili a quelli vigenti in Europa. Ebbene, dopo la proliferazione delle moschee sin dall’epoca di Ben Ali ma soprattutto dopo l’avvento al potere degli integralisti islamici di Ennahda, la Tunisia si è trasformata in una delle principali “fabbriche” che forgiano aspiranti terroristi suicidi islamici che vanno a espletare la loro Jihad ovunque nel mondo. Lancio un appello alla Chiesa cattolica, alle varie Chiese cristiane, ai nostri governanti europei ed italiani relativisti che si ostinano a volere le moschee costi quel che costi nel nome della concessione acritica e automatica del diritto alla libertà religiosa: prestate ascolto alla disperazione della madre di Aymen, che a 17 anni è stato bloccato un attimo prima di farsi esplodere dopo aver subito un lavaggio di cervello in moschea, convincendolo che il suo suicidio e l’omicidio del maggior numero di nemici dell’islam gli avrebbero spalancato le porte del Paradiso islamico. È la realtà che ci dimostra che non è affatto vero che tutte le religioni sono uguali, che non è affatto vero che cristianesimo e islam, Gesù e Maometto, Vangelo e Corano, chiese e moschee siano la stessa cosa. Diciamo No alle moschee, mobilitiamoci per arrestare l’invasione islamica al fine di salvaguardare il diritto inalienabile alla vita e alla libertà di tutti noi, compresi i musulmani che non si sottomettono all’atrocità dell’ideologia del Corano e di Maometto. di Magdi Cristiano Allam 20/12/2013
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burqua zombies one! il ritorno dei morti viventi, horror sharia dark
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Facciamo il presepe per salvaguardare la nostra civiltà dall'invasione islamica
No islam. Ricordo ancora quando mio padre mi portò a Napoli a vedere il Museo di Capodimonte, con i preziosissimi presepi, alcuni molto piccoli contenuti in una conchiglia. Bellissimi, certo, ma non commoventi. Mi commuovono molto di più i presepi autarchici e ruspanti delle case, con i giocattoli dei bambini in mezzo ai pastori, la boccia del pesce rosso che fa lo stagno. Il presepe è la rappresentazione del cambiamento che c’è stato nel mondo, la frase "Pace in terra agli Uomini di Buona Volontà", per la prima volta compare nella storia. Buon Natale per tutti e pace in terra agli uomini di buona volontà. Che cos'è il Natale? Il momento che divide il mondo in un prima e in un dopo. Il mondo è cambiato. Prima di questa data non c'era l'idea teorica che il bambino, la donna, lo sconfitto, l'inerme avessero una qualche dignità. Il cervello umano, non mi stancherò mai di dirlo, è naturalmente feroce ed inoltre, con l'acquisizione del pensiero razionale, sono stati persi molti istinti che ispirano eccessi di ferocia, presenti in molti animali. Che cos'è il cristianesimo? È una religione completamente estranea all'Europa. Noi europei di origine non ebraica avevamo altre religioni: il sommo Giove, con famiglia legale e concubine, cugini di primo, secondo e terzo grado, figli legittimi e non, e questi erano la parte migliore della comitiva, cui si sono aggiunti e sovrapposti un’altra schiera di gentiluomini, il più famoso Odino.
Il presepe festeggia la prima volta nella storia in cui è stato posta l'idea che la pace sia migliore della guerra vittoriosa, concetto assolutamente balzano. Pace in terra agli uomini di buona volontà. È la prima narrazione incentrata su una donna con un bimbo in braccio. Una narrazione dove i pezzenti ( pastori, raccoglitori di legna, portatori di acqua eccetera eccetera sono messi sullo stesso piano dei re, i re sono talmente multi etnici che di più non si può). Veramente vogliamo rinunciare a tutto questo splendore?
E poi il presepe lo faceva anche la mia mamma. Augurare Buon Natale non è un’affermazione religiosa, ma etnica. Facciamo un esempio: supponiamo di trovarci in un paese buddista dove festeggiano il compleanno di Budda o qualcosa del genere. Pregare, recitare mantra è un gesto religioso, partecipare alla festa, organizzare la festa è un gesto etnico. Un gesto di affetto per la gente che vive in quel paese e ha quella fede, un gesto di allegria, tutto qui. Se nelle scuole pubbliche si imponesse la messa, imposta a tutti, sarebbe un gesto religioso, un gesto di arbitrio per i bambini di fede diversa. Fare il presepe, augurare buon Natale è un gesto etnico, un gesto di affetto per il paese e le sue tradizioni religiose, non un’assunzione di fede religiosa. Chiunque abbia fatto il turista in un paese buddista ha portato al collo almeno una volta una collanina di fiori; questo non vuol dire che si è convertito. Chiunque stia in un paese a maggioranza cristiana dice Buon Natale se ama la gente del posto e la sua storia e non lo dice se la odia. Che sia credente o meno, se sia cristiano o di un'altra religione è irrilevante. Negli anni ’70 mi sono trovata spesso in paesi musulmani e ho partecipato a festività. Mangiavo i dolcini che mi offrivano e ricambiavo i sorrisi. Quando sono in Israele mi fa molto piacere che mi dicano Shabat Shalom o Buon Purrim e ci resterei malissimo, mi sentirei esclusa se non lo facessero. Non vuol dire che mi sono convertita, vuol dire solo che facevo festa con delle creature umane che facevano festa.
Tutti gli insegnanti che non permettono che venga fatto il presepe per non offendere la sensibilità dei bambini islamici, stanno in realtà offendendo quei bambini, stanno impedendo che diventino un pezzo della nazione, stanno loro imponendo di restare un corpo estraneo. Inoltre questi bambini cosa sono destinati a diventare nella mente di queste maestre? Muratori in nero? Questi bambini sono destinati a studiare storia dell’arte, e studiare Dante. Forse è il caso di cominciare a spiegare qual è il fondamento su cui posa la civiltà di cui sono venuti a far parte, non di cui sono venuti a fare il corpo estraneo o l’invasore, la civiltà cui devono integrarsi. Natale è l’occasione speciale perché comincino a conoscere la civiltà che li accoglie e in cui vivranno.
Le maestre politicamente corrette fanno un gesto di razzismo ritenendoli non abbastanza intelligenti da voler conoscere usanze non loro, stanno riconoscendo il diritto all’intolleranza islamica più integralista. Il Gran Mufti di Londra ha specificatamente vietato di festeggiare feste cristiane e in particolare Pasqua e Natale, in Pakistan c’è la pena di morte per chi fa il presepe. Gli insegnanti che non permettono che venga detto Buon Natale, come non è permesso in Arabia Saudita e Pakistan, adeguandosi da bravi, giudiziosi aspiranti schiavi, riconoscono le affermazioni dei mullah e degli imam più integralisti: le feste cristiane offendono l’islam. È giusto quindi punirle. Gli insegnanti politicamente corretti non lo sanno, e se lo sapessero ne sarebbero fieri, che il loro comportamento è citato su internet e sui giornali pachistani.
Persino in Europa, pesino in Italia dove c’è il Papa le maestre sanno che Pasqua e Natale offendono l’islam. Quando c’è un bimbo islamico smettono di festeggiarli e parlano di festa dell’inverno e festa delle primavera come Hitler. Quindi è giusto condannare a morte chi fa il presepe, è giusto condannare a morte chi, pronunciando il padre nostro, bestemmia. Nell’islam noi siamo servi di Dio, non suoi figli: Il Padre nostro è considerato una bestemmia passibile di condanna a morte. Quegli insegnanti stanno riconoscendo il dovere della civiltà cui loro appartengono di suicidarsi e di essere calpestata. In cambio si sentono superiori alla loro civiltà rinnegandola ed è sempre carino sentirsi superiori ai nonni e ai vicini di casa. In un momento in cui i cristiani sono fisicamente attaccati, attaccare il cristianesimo e i suoi simboli è comunque un sistema di schierarsi con i prevaricatori, che è sempre una posizione comoda. Riporto alcuni passi del “rapporto sulla integrazione” pubblicato sul sito del Primo Ministro Francese, Jean Marc Ayrault. La parola integrazione è usata a a sproposito: si tratta in realtà di multiculturalismo. Multiculturalismo e integrazione sono parole opposte. Integrazione: tutti si integrano ad un’unica civiltà, quella del paese di accoglienza. Multiculturalismo: la nazione resta frammentata in miriadi di sottonazioni, di minoranze, ognuna rinchiusa nel suo astioso vittimismo e nel suo disprezzo per tutti gli altri. Tutto ruota sul folle principio secondo cui chiedere agli stranieri di integrarsi non è giusto, perché non è giusto considerare cultura e identità del paese ospitante più importanti delle culture degli immigrati e quindi occorre “riconoscere tutte le migrazioni come costitutive della nazione”. Si introduce il concetto di “identità multipla”. Questo è un errore. In primo luogo ogni popolo, inclusi quelli europei hanno diritto a una loro terra dove vi siano le loro usanze e si parli la loro lingua: questo principio basilare non può essere negato mai, pena la guerra civile nelle strade. Inoltre la civiltà del paese ospitante è in questa fase storica la più funzionale antropologicamente, quella vincente dal punto di vista economico. Se i popoli arabi lasciano i paesi arabi per venire in paesi occidentali è perché in questa fase della storia la civiltà occidentale è funzionale. Sono a casa mia mentre fuori diluvia e bussano alla porta: c’è il mio vicino di casa che mi chiede di entrare. Lui e suoi bambini sono fradici, moriranno di polmonite se non li faccio entrare. Accetto di ospitarli. A questo punto il mio vicino tira fuori il trapano e comincia a a fare buchi nel mio tetto spiegando che è la sua civiltà. Fare i buchi nel soffitto sarà anche stato funzionale secoli fa quando c'era la siccità, adesso è disfunzionale. Chi viene nella mia casa deve adattarsi a non farli, o anche io mi ritroverò fradicia e arrabbiata. Se il Nordafrica è nel disastro non è per “colpa“ del colonialismo, finito più di mezzo secolo fa, che in tutti casi ha scolarizzato, ma per colpa di un sistema che schiavizza le donne e non incoraggia l’impresa privata e il successo lavorativo. Questo sistema se importato in Europa ridurrà l'Europa al disastro africano, invece che integrare gli immigrati al successo europeo. In Francia vogliono riscrivere la storia “parlando dei movimenti di popolazione per via dello schiavismo, le colonizzazioni, la decolonizzazione, le immigrazioni, i rifugiati, i movimenti dei Rom e gli arrivi dovuti alle primavere arabe”. Riscrivere la storia. Cosa ci ricorda se non Orwell? Bisognerebbe valorizzare l'insegnamento dell'arabo introducendolo nelle scuole migliori e nei licei: perché sprecare risorse per imparare una lingua che non è stata usata per nessuna scoperta scientifica negli ultimi 8 secoli, che non ha scritto nessun capolavoro letterario? Dalle scuole secondarie comunque si potrà offrire anche un corso di lingue africane come “il bambara, il dioula, il lingala o lo swahili”: sono linque analfabete. La Francia suggerisce inoltre il documento dovrebbe assumere “la dimensione arabo-orientale così come quella afro-antillese della sua identità e uscire finalmente dalla sua attitudine postcoloniale”. Si suggerisce “la soppressione delle disposizioni scolastiche discriminatorie che vietano di portare il velo e quelle che impediscono alle mamme velate di accompagnare i figli all'entrata della scuola”. E la sbandierata laicità? Bisognerà rivedere tutti i registri lessicali usati dalle istituzioni e dai media per impedire che si descrivano le persone e quindi bisognerà vietare a tv e giornali di menzionare la nazionalità, l'origine, l'appartenenza etnica, il colore della pelle, la religione o la cultura dei soggetti protagonisti delle vicende di cronaca e, per essere sicuri che i giornalisti obbediscano, si consiglia di approntare un apposito delitto di “molestia razziale” e la creazione di una speciale corte che garantisca i diritti degli immigrati. Nel saggio France Orange Mecanique è spiegato come l’80 % dei crimini commessi in Francia siano commessi da cittadini francesi di origine islamica. Questi folli dati già sotto censura devono essere ulteriormente nascosti. La frase sarà: un cittadine francese ha commesso ieri una rapina. Se il nome del cittadino, Mohamed, viene scritto, è molestia razziale. La libertà di stampa? Si ritiene necessario riconoscere il carattere discriminante di alcune prestazioni (come i sussidi agli anziani) che vengono riconosciuti solo a chi risiede da almeno 5 anni e favorire invece l'automaticità per tutti all'accesso alle prestazioni, sopprimere la necessità di possedere la cittadinanza per accedere ad un impiego pubblico e la creazione di maggiori garanzie in materia di ordine pubblico che obblighino le forze di polizia a fornire una motivazione esplicita per giustificare ispezioni e controlli, si consiglia caldamente di spingere i comuni a dare nuovi nomi “inclusivi” a strade, piazze e luoghi pubblici che richiamino la storia delle migrazioni. La storia insegnata a scuola descrive come grandi uomini personaggi che per la maggior parte sono bianchi ed eterosessuali. Il fatto è che la storia l’hanno fatta loro. Contro la dittatura del pensiero, per la libertà, per la Pace in Terra agli Uomini volontà, perché nel Pakistan non lo possono farlo, facciamolo noi il presepe.
di Silvana De Mari 19/12/2013
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1 ora fa

[ Daniela Santanchè, processata a Milano per aver organizzato senza autorizzazione una protesta anti burqa nel 2009, durante la preghiera di fine Ramandan, burqa Bonino Bildenberg burqa UE burqa satana burqa USA ] Dopo 50 anni di movimento di liberazione della donna l'Europa si sta estinguendo e sarà colonizzata dall'islam. verità e rivoluzione. Ricorro a un aneddoto per spiegare un punto fondamentale. La terribile morte di una dodicenne indiana ripetutamente violentata da un branco di uomini adulti e poi bruciata viva, ci riporta all’eterna, inoppugnabile, eppure negata realtà che in nessuna civiltà come in quella occidentale, cioè in quella ebraico cristiana, le donne abbiano rispetto e diritti. La civiltà indiana ha interi templi che campano sulle prestazioni delle prostitute sacre, consegnate al tempio tra i sette e gli otto anni. La pedofilia è ammessa. Mancano in India circa 20 milioni di bambine, sterminate con aborti selettivi e infanticidi. Quando l’India fu conquistata dall’Impero britannico era ancora in uso la discutibile abitudine di bruciare vive le vedove sulla pira funebre del marito. Terminò perché l’impero britannico la vietò. Da qualche parte nel Pakistan, all’epoca faceva parte dell’India, contravvenendo alle disposizioni una vedova stava per essere bruciata. Alla cerimonia si presentò lord William Bentinck, il generale britannico con annessi dragoni. «La nostra civiltà ci ordina di bruciare le vedove, lei non ha diritto di giudicarla», dissero gli indiani. «Io non esprimo giudizi », li rasserenò il generale. «Semplicemente appartengo a una civiltà che mi ordina di sparare su chi sta bruciando vivo una donna, i fucili ce li ho io ». Quel luogo fu evitato e la bizzarra abitudine di bruciare vive le vedove fuabbandonata. Il movimento di emancipazione femminile, Oriana Fallaci, Hirsi Alì, Suad Sbai, sta dalla parte del generale. Il movimento di liberazione femminile invece, "senza sé e senza ma", lo avrebbe condannato come colonialista, oppressione dei popoli. Vorrei spiegare questo punto fondamentale e vorrei prendere spunto dal bell’articolo di Giancarlo Matta, e soprattutto dalla strepitosa foto della signora Bonino, mentre con l’asciugamano d’ordinanza sulla testa parla nell’ Iran degli ayatollah, che si sta preparando a distruggere lo Stato d’Israele con un Olocausto nucleare, ma noi siamo educati e facciamo tutti finta di credere che una nazione che galleggia sul petrolio abbia bisogno di centrali atomiche. Il femminismo ha avuto due parti, il movimento di emancipazione femminile e il movimento di liberazione. Spesso confusi l’uno con l’altro questi due movimenti sono assolutamente antitetici. Il movimento di emancipazione femminile era un onesto movimento che voleva diritti civili, pari opportunità, il diritto legale a gestire la propria sessualità. Qualche cosa può essere “un peccato”, ma non deve essere un reato, altrimenti siamo in una teocrazia. Quando io mi sono laureata, 1976, era un reato somministrare anticoncezionali, vigeva ancora il codice Rocco. C’era l’obbligo di denuncia al medico provinciale ogni volta che si causava sterilità permanente o temporanea, vale a dire anche se si prescriveva un anticoncezionale ed era ancora in vigore la legislazione sul delitto d’onore.
Era un movimento che chiedeva che davanti alla legge prima di tutto si fosse una persona, e poi un uomo o una donna. Era basato sull’amore, l’amore per se stesse, per gli uomini, per la vita, per il mondo. Il movimento di emancipazione femminile, come ogni movimento di emancipazione voleva l’emancipazione, cioè l’abolizione di leggi discriminatorie. Chiunque stia richiedendo il diritto di voto e la parità di diritti lavorativi è per definizione dalla parte della ragione e sta attuando, che ne sia cosciente o no, il messaggio cristiano: dopo Cristo non ci saranno più ( differenze di dignità tra) ricco e povero, cittadino e straniero, uomo e donna come dice San Paolo.Il movimento di liberazione è stato un movimento basato sull’odio, sull’odio isterico per i maschi, per la vita, per la maternità, la civiltà ebraico-cristiana, il mondo occidentale e soprattutto per se stesse. Con un’analogia che equipara l’Occidente al maschio prevaricatore e tutto quello che non è occidente alla femmina sfruttata, il movimento di liberazione ha festeggiato i più atroci e misogini dittatori. Le sue appartenenti hanno portato i loro deretani inguainati in mutanda di cotone rigidamente senza pizzetto a scodinzolare davanti a Khomeini, in quanto leader che si opponeva alla fallocrazia borghese occidentale. Chiunque sia andato in piazza a bruciare il reggiseno era una persona con una gravissima dismorfofobia e alterazione dell’io corporeo, quasi sempre anche con disturbi alimentari, individui che, cito testualmente, hanno ritrovato il senso del loro esistere dialogando con la loro vagina. Dopo mezzo secolo di dialogo ora difendono a spada tratta il diritto della donna islamica a portare il burqa ed essere lapidata.
Nessuna contraddizione: la base di tutto questo è l’odio di sé. L’odio assoluto per il movimento di liberazione femminile è per le donne. La continua profanazione della maternità è ossessivamente presente nei media, nella cinematografia, nei romanzi. Gli alberi si giudicano dei frutti. Dopo cinquant’anni di libertà sessuale e liberazione femminile, i risultati sono che ci stiamo estinguendo. Il sistema patriarcale basato sulla divisione di ruoli maschile femminile, sulla monogamia, sulla indissolubilità del matrimonio, e sul valore, o sul mito, della verginità prematrimoniale era un sistema antropologicamente vincente. Ha permesso di mantenere la natalità talmente alta che siamo riusciti a sopravvivere a una serie di catastrofi quali la peste del 1300, la perdita di popolazione costiera dovuta alla tratta degli schiavi delle navi saracene, carestie, guerre, che adesso ci annienterebbero. Ha permesso uno sviluppo culturale incredibile. Ora abbiamo una natalità di 1. 3 per madre il che vuol dire che ci stiamo estinguendo.
La nostra crisi demografica è fondamentale per la libanizzazione dell’Europa. Con il termine libanizzazione s’intende una immigrazione islamica sempre più massiccia sino a che la popolazione infiltrata diviene maggioranza. Ci sono anche altri effetti della distruzione sistematica della famiglia: la solitudine, la tristezza, la terrificante fatica dell’essere genitore monoparentali. Il danno più grave comunque è la perdita di popolazione. Potremmo non avere un futuro. Grazie al calo della popolazione, una catastrofe demografica superiore a quella della peste del 1300, possiamo ora essere occupati dell’islam. È dal 1973 che la conquista dell’Europa è stata stabilita. Le persone povere arriveranno come immigrati, sempre più numerosi, mentre il potere finanziario dei petrodollari comprerà le strutture portanti. Il movimento di liberazione femminile attaccando la maternità e la famiglia ha causato la crisi demografica che consegnerà l’Europa all’islam. La signora Bonino si sta allenando. È possibile che nel 2050 l’Europa saràislamica. Nessuna controindicazione, nessuna contraddizione nella femminista che porta il velo islamico. La base del movimento di liberazione della donna è l’odio per l’Occidente, della vita, e soprattutto della religione ebraico-cristiana.
di Silvana De Mari 16/01/2014
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