Nigeria ancora massacri di cristiani

Nigeria: ancora massacri di cristiani [ tutti gli omicidi sotto egida Onu sharia, Bildenberg Amnesty, il sistema nassonico di farisei anglo-americani, i padroni ladri del fondo monetario internazionale, Spa! [Questa è una sola sinagoga di satana, per uccidere Israele ]
] L'estremismo islamico dei Boko Haram miete nuove vittime. La nuova Bussola quotidiana, 18.02.2014 // di Anna Bono. Sabato 15 febbraio Boko Haram, il gruppo estremista islamico nato per imporre la legge coranica in Nigeria, ha compiuto una nuova strage di civili. Nell’attacco a due villaggi nello stato Nordorientale di Borno almeno 106 persone in gran parte cristiane sono state uccise: le vittime finora accertate sono 105 uomini e una donna anziana, morta tentando invano di proteggere un nipotino. A Baga, un villaggio di pescatori sulle rive del lago Chad, un commando composto da un centinaio di miliziani ha aperto il fuoco sulla popolazione sparando in tutte le direzioni. Molte persone sono morte – ancora non si conosce il numero esatto – colpite dai proiettili o annegate nel lago nel quale si erano gettate per cercare scampo alla carneficina. Prima di andarsene, il commando ha razziato del pesce e altri generi alimentari e infine ha dato fuoco alle case. Baga era già stato devastato lo scorso aprile durante uno scontro armato tra Boko Haram e militari. Questi ultimi, poi, nei giorni successivi alla battaglia, sospettando gli abitanti di complicità con i terroristi e cercando di stanare quelli superstiti eventualmente nascosti nelle case, avevano dato fuoco a gran parte del villaggio uccidendo più di 200 persone nel corso dell’operazione.
L’altro attacco sabato scorso è stato sferrato contro Izghe, un villaggio abitato in prevalenza da cristiani. Lì i terroristi, secondo la testimonianza di alcuni superstiti, dapprima hanno radunato diversi uomini, li hanno circondati e uccisi. Poi hanno continuato la strage andando di casa in casa, per ore. Alcune delle vittime sono state abbattute a colpi di arma da fuoco. Tutte le altre sono state sgozzate: in tutto circa 90 persone. Entrambi i villaggi sorgono in una regione in cui è in vigore lo stato di emergenza. Proprio per contrastare Boko Haram, dal maggio 2013 è in corso un’offensiva militare nel Borno e nei vicini stati di Yobe e Adamawa. Ma sia a Baga che a Izghe l’esercito non è intervenuto perché i militari hanno lasciato l’area dopo che la scorsa settimana nove di essi sono caduti vittime di un’imboscata.
Quelli di sabato sono gli attacchi più cruenti dall’inizio dell’anno, dopo quelli del 26 gennaio contro il villaggio di Waga Chakawa, nell’Adamawa, e quello di Kawuri, nel Borno, che hanno provocato in tutto 74 morti e decine di feriti.
Nel frattempo Boko Haram ha messo a segno altri due gravi attentati. Il 1° febbraio un gruppo di uomini a bordo di un’autovettura e di una moto sono penetrati in un casa, sfondandone l’ingresso, e ne hanno ucciso tutti gli abitanti: sette cristiani, una famiglia intera. È successo nel villaggio di Unguwar Kajit, nello stato di Kaduna, situato nel centro nord del paese. Dei giovani cristiani hanno quindi per rappresaglia bruciato alcune abitazioni di musulmani e tre moschee. L’11 febbraio altre 39, forse 50 persone, tra cui tre bambini, sono morte a Konduga, una cittadina a 35 chilometri da Maiduguri, la capitale del Borno. I terroristi hanno raggiunto la località verso il tramonto e per ore hanno infierito sulla popolazione indisturbati, dopo che i militari e gli agenti di polizia presenti sul posto si erano dati alla fuga. Inoltre hanno raso al suolo e incendiato più di mille abitazioni, una moschea, una scuola, un ambulatorio medico e diversi altri edifici pubblici. Il presidente Goodluck Jonathan, considerati gli scarsi risultati delle operazioni militari contro Boko Haram, il 16 gennaio ha sostituito i vertici delle forze armate e ha posto a capo del ministero della difesa un generale in pensione originario del Nord, Aliyu Mohammed Gusau. Ma finora, come dimostrano i continui episodi di violenza, l’avvicendamento non ha prodotto risultati. Per di più, nel momento in cui il paese si dovrebbe concentrare nella lotta ai terroristi, una profonda crisi politica indebolisce le istituzioni. Il partito di governo, il Peoples Democratic Party, PDP, ha infatti perso la maggioranza assoluta in parlamento per la defezione di decine di deputati e di senatori passati all’opposizione, a cui si aggiungono alcuni influenti governatori degli stati islamici del Nord. La crisi politica ha origine principalmente dal fatto che il presidente Jonathan, un cristiano originario del Sud, sembra intenzionato a ricandidarsi il prossimo anno, mettendo fine alla regola del PDP che finora ha alternato alla propria guida e quindi alla candidatura presidenziale un politico islamico del Nord e uno cristiano del Sud: un’eventualità che una parte del PDP e del paese non è disposta ad accettare. È in corso inoltre un rimpasto di governo che ha già portato alla sostituzione di quattro ministri, tra cui quello dell’Aviazione, Stella Ouduah, al centro di uno scandalo per corruzione: forse una mossa elettorale del presidente Jonathan per circondarsi in vista del voto di una compagine governativa gradita alla popolazione. sources: La nuova Bussola quotidiana


La dittatura del pensiero unico. ideologia gender, cristianofobia Bildenberg, UE USA 666 Spa, Fmi, 666 OGM, micro-chip, di anticristi farisei massoni, hanno criminalizzato il cristianesimo! ] Se non volete creare scandalo al vostro vicino, non dite di essere cristiani... Costanza Miriano. 18.02.2014 / © Public Domain
Ultimamente mi trovo, sempre più spesso, quando parlo in pubblico, a chiedere: “state registrando?” E tenete presente che io sono una delle persone al mondo meno preoccupate della formalità, cosa che mi ha procurato memorabili figuracce nel corso della vita (da cui a volte mi salvaguardano solo le occhiatacce di mio marito).
Una volta rassicurata del fatto che quello che dirò non potrà essere usato contro di me, parlo liberamente, e lo faccio anche in contesti magari lontani dal nostro modo di pensare, perché non è certo la paura di essere impopolare a muovere la mia cautela, ma l’aspetto giuridico, la sensazione di vivere in uno stato di psicopolizia. Fino a qualche tempo fa pensavo di essere esagerata, mi avrà un po’ deformata il fatto di essere figlia di un magistrato, pensavo. In fondo, mi dicevo, la legge Scalfarotto non è ancora passata, e il reato di opinione non c’è, no?
Poi è successo che il mio primo libro è stato pubblicato in Spagna, con il titolo di Casate y sé sumisa, e ben tre partiti in Parlamento hanno fatto un’interpellanza per farlo ritirare dal mercato, una raccolta di firme contro di me ha avuto un fiume di adesioni, al ritmo di diecimila al giorno, mentre una commissione del Consiglio comunale di Granada ha chiesto alla Fiscalia, cioè alla Procura, di intervenire, per chiedere il ritiro del libro dal mercato e il pagamento di una forte multa alla casa editrice. Motivo: incitamento alla violenza sulle donne. Punto in cui inciterei al reato: il titolo! Specificatamente la parola “sottomessa”. Nessuno degli accusatori pareva, almeno inizialmente, averlo letto, e, mi dispiace per loro, quando lo faranno resteranno delusi: in nessuna parola, né virgola del libro ovviamente troveranno né l’incitamento alla violenza, né l’incoraggiamento a sopportarla supinamente. Pare che quella incriminata sia l’espressione “l’uomo deve incarnare l’autorevolezza, la guida, la donna abbandonare la logica dell’emancipazione e abbracciare quella del servizio”, parole che hanno incredibilmente innervosito alcune femministe spagnole.
Adesso non vorrei farla tanto lunga, ne ho parlato già abbastanza e poi finché non scorre il sangue atteggiarsi a martiri è un po’ esagerato, ma il punto non è questo, e non è neanche la mia storia, per quanto sicuramente particolare (è la prima volta, mi dicono, nella storia della Spagna democratica, che si parla di censurare un libro in Parlamento).
Il punto vero è che c’è un chiarissimo progetto per imporre una visione dell’uomo (e della donna) diversa e in certi aspetti contraria a quella del cristianesimo, e siccome questa visione è falsa, e dunque non si mostra da sola in tutta la sua verità, bisogna farla prevalere con la forza. Facendo leggi che stabiliscano che è un reato pensarla diversamente. Censurando libri. Propagando ideologie anche attraverso agenzie governative come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e dando disposizioni agli Stati perché si attivino per diffonderle, per esempio attraverso la scuola pubblica.
Ma la cosa è ancora più complicata di così. Anche a prescindere dagli argomenti su cui si legifera, c’è tutta una serie di opinioni che ormai sembrano assurte a credo indiscutibili. Prova a dire durante una cena che sì, ti dispiace molto se degli animali vengano uccisi con la scarica elettrica per farne delle pellicce, ma che trovi molto più angosciante che i bambini vengano triturati nel grembo della mamma, e questa venga considerata una conquista, mentre i maltrattamenti dell’ermellino nano (esiste?) una barbarie. Vedrai che gelo tra i commensali. Prova a dire che sì, sicuramente il cibo biologico è una bella cosa, ma che più degli Ogm ti preoccupa la manipolazione degli embrioni. Prova a dire che certo, la differenziata è importante, ma che trovi molto più urgente che trovino sepoltura i bambini abortiti, attualmente trattati quasi ovunque come rifiuti ospedalieri. Se lo dici tra amici penseranno “solo” che tu sia una squilibrata, se mai riuscissi a dirlo davanti a una platea più ampia, da un pulpito più autorevole, si scatenerebbe un putiferio. Io credo che l’uomo privato di Dio abbia comunque bisogno di religiosità, e debba per questo costruirsene una, per quanto fittizia, irragionevole, irreale. È come se avvertisse in qualche modo confuso che non è bene per l’uomo essere privo di riferimenti superiori, e allora se ne crea alcuni, assolutizzando i propri pensieri, elevandoli alla dignità di fede. Chi ha Dio non è che non si preoccupi della sorte degli ermellini, ma non li ritiene una causa prioritaria, non fino a che smetteranno di esserci esseri umani che fanno una fine anche peggiore. Ci sono alcune parole d’ordine di questa stramba religione fabbricata dagli uomini sulle quali dialogare è difficilissimo, e io mi chiedo anche se sia utile. Come dice un caro amico sacerdote, di fronte a una casa disordinata ci sono due modi per far capire al padrone di casa che sta sbagliando. O lo si rimprovera, lo si critica, si protesta, oppure lo si porta a vedere quanto sia bello vivere in una casa ordinata. Noi cristiani dobbiamo essere più convincenti degli altri, e possiamo esserlo solo se più convinti, noi per primi. Se la nostra casa è bellissima, pulita, ci si respira una buona aria e ci si vive allegri, ha senso arrabbiarsi perché la casa degli altri è brutta, sporca, maleodorante e triste? Non dovremmo piuttosto essere dispiaciuti per loro? Magari farli entrare da noi? Oppure, se proprio siamo persone speciali, potremmo offrire il nostro aiuto all’amico che ha la casa in quello stato, dirgli come si fa a vivere in un altro modo. Solo noi possiamo tradire la Chiesa, non dobbiamo avere paura dei nemici esterni. La vera evangelizzazione avviene per inseguimento. È quando si è così invidiabilmente luminosi che la gente ti viene dietro. Noi cattolici dovremmo trovare nuove vie per contestare i dogmi del politicamente corretto, nuovi modi per difendere i nostri figli dalle informazioni strampalate che ricevono a scuola. Per esempio potremmo insegnar loro a fare le pernacchie (raccomandandoci che le facciano fuori dall’orario di lezione). È più facile combattere lancia in resta, ergere un muro contro il muro degli altri. È molto più faticoso far spuntare i fiori da quel muro, da quella terra ormai secca e inaridita. I figli se in casa hanno respirato quell’aria buona di cui dicevamo prima, sapranno bene da soli da che parte stare, soprattutto se vedranno che in casa i suoi genitori, che gli hanno sempre parlato di Dio, si divertono – fondamentale – mentre gli altri che presumono di poter fare da soli sono tristi e falliti. Il peccato non è un dispetto che si fa a Dio, ma è mancare il bersaglio, fallire, cercare la vita dove non è.


[tutti i nazisti Lega ARABA sotto egida ONU, Amnesty, dove i diritti umani, ed i martiri cristiani, diventano invisibili.. ] Un vescovo rivela le conversioni segrete al cristianesimo in Libano. “È difficilissimo sapere quanti vengono battezzati, perché tutto avviene in segreto”. Catholic News Agency. 13.02.2014. James Gordon. Secondo un vescovo locale, ogni giorno in Libano avvengono molte conversioni di musulmani al cristianesimo, ma il vero numero è sconosciuto per il rischio di stigmatizzazione sociale e di persecuzione. “La maggior parte di loro cerca di lasciare il Libano per recarsi in Europa o in America, in Canada o in Australia per vivere lì, perché non è possibile essere dei convertiti e rimanere qui”, ha dichiarato un vescovo cattolico del Libano alla CNA il 10 febbraio in un'intervista telefonica. “È difficilissimo sapere quanti vengono battezzati, perché tutto avviene in segreto”. Vista la delicatezza delle conversioni in Libano – un Paese mediorientale con una leggera maggioranza musulmana –, il presule ha parlato in forma anonima. Se il Paese viene lodato per la sua pluralità relativa, perché in genere i musulmani coesistono pacificamente con la popolazione cristiana, ci possono essere delle ostilità nei confronti di coloro che si convertono dall'islam. “Ho sentito molte storie di conversioni di musulmani”, ha affermato, sia nella comunità maronita che in quella melchita – i due principali gruppi cattolici del Paese. Il vescovo ha ricordato che un sacerdote melchita ha battezzato l'anno scorso 75 musulmani. “La maggior parte di loro ha abbandonato le zone musulmane per risiedere in quella cristiana”, ha indicato, e molti cercano di emigrare. Una ragazza di Baalbek, ha riferito, si è convertita e la sua famiglia “ha accusato il sacerdote di aver usato la stregoneria per farla convertire al cristianesimo”. “Il sacerdote è quindi stato rapito dalla famiglia. Si è poi giunti a un accordo tra la diocesi e la tribù della famiglia, in base al quale la famiglia avrebbe riportato a casa la figlia senza torturarla”. La famiglia della ragazza si è poi convertita, ha spiegato, “ma in segreto”. Se i convertiti dall'islam non riescono a lasciare il Libano, spesso si spostano nelle zone del Paese con una più alta concentrazione di cristiani. “Altri hanno abbandonato la valle di Beqaa per risiedere a Beirut, o a Jounieh, nella zona cristiana”. I convertiti al cristianesimo in Libano sono in gran parte libanesi. “So di un solo siriano”, ha detto il vescovo. Questo convertito siriano è di Aleppo, e si trovava a Beirut per studiare la sharia (la legge islamica) e diventare sceicco. “È stato battezzato in Libano e ora è sposato, ma non può registrare il proprio matrimonio in Siria. È nei guai perché non può andare in Siria e non può registrare il matrimonio neanche in Libano. Stiamo cercando di vedere se può uscire dal Libano per andare in Europa o altrove, per vivere lì con la sua famiglia”. Secondo il Dipartimento di Stato americano, il Libano non prevede procedure per il matrimonio civile; tutti i matrimoni realizzati lì sono celebrati da rappresentanti religiosi. “Tutto è un segreto”, ha dichiarato il vescovo. “Non è facile parlare pubblicamente della conversione al cristianesimo”. Il Libano, ad ogni modo, “è migliore di altri Paesi arabi”, “ma c'è ancora un problema”. La Costituzione libanese prevede la libertà di religione, e gli incarichi di membri del Parlamento e funzionari di gabinetto sono tutti ripartiti tra musulmani e cristiani. Le carte d'identità nazionali in genere riportano la religione della persona, anche se non è un requisito di legge. “È facile per un convertito registrarsi come cristiano”, ha spiegato il vescovo. “In altri Paesi non è possibile. So, ad esempio, che in Egitto ci sono molte conversioni, ma le persone sono ancora registrate come musulmane, non come cristiane”. Anche se il Governo libanese prevede la libertà religiosa, è diffusa la discriminazione sociale nei confronti dei convertiti. Il presule ha riferito che le famiglie dei convertiti spesso “non accettano mai” la fede cristiana del proprio parente, e il convertito “è perseguitato dalla propria famiglia e dalla propria tribù, dal suo villaggio”. Se il Paese è riuscito a far convivere a lungo in modo più o meno stabile i suoi gruppi religiosi – si stima un 54% di musulmani e un 41% di cristiani –, il consistente afflusso di rifugiati siriani a seguito della guerra civile ha messo ha dura prova lo status quo. Il Governo libanese ritiene che più di un milione di rifugiati siriani viva ora nel Paese. Nel 2011, all'inizio della guerra civile in Siria, la popolazione del Libano era stimata in poco più di 4 milioni di abitanti. Ora che quasi il 20% dei residenti in Libano è costituito da rifugiati siriani, i rapporti interreligiosi sono sottoposti a tensione. Il 3 febbraio, un attentatore suicida ha ferito molte persone in un distretto di Beirut in cui vivono moltissimi cristiani e drusi. Il vescovo ha ricordato che la sua diocesi assiste rifugiati sia cristiani che musulmani. “Quando accogliamo i musulmani, li aiutiamo senza cercare di convertirli, perché offriamo aiuti materiali; questo gioco non ci piace”. Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti] sources: Catholic News Agency


Ecco dove non esiste la libertà di religione! Nel mondo sono ancora tanti i regimi che opprimono la libertà e la dignità della persona. .. ultimo caso è l'Uganda che ha scosso l'opinione pubblica internazionale con la sua legge anti-gay che stabilisce pene durissime fino all'ergastolo. Ma nel mondo sono ancora tanti i regimi che opprimono la libertà e la dignità della persona. Dall'assolutismo saudita alle persecuzioni siriane
Un regime storico è quello che vige in Arabia Saudita: una monarchia assoluta basata sulla religione islamica che fonda i principi dello Stato. Un Paese, come scrive Rainews.it il 25 febbraio, caratterizzato da contraddizioni estreme: potenzialità economiche eccezionali date dal petrolio e sacche di povertà sterminate. Poi c'è il Sudan (guerra civile e divisione del paese in due stati distinti), la Corea del Nord, simile a un regime stalinista, per arrivare fino alla Siria. Qui dal 2011 la guerra civile contrappone i ribelli alle forze rimaste fedeli al presidente Assad ha finora provocato 5.800 morti. La Siria è un Paese fondamentalmente povero, che fa della sua posizione strategica in chiave anti-israeliana il suo punto di forza nel Medio Oriente. La forma di Stato è una repubblica semipresidenziale che, di fatto, si riduce a una dittatura assoluta.
La situazione attuale. Freedom House, un'organizzazione non governativa con sede a Washington, aggiorna ogni anno la sua particolare top ten dei peggiori luoghi al mondo quanto a rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Fra qualche sorpresa e drammatiche conferme, ecco la mappa completa dei regimi presenti nel 2014. Questi dati evidenziano, da un lato, l'urgenza di una presa di posizione netta da parte degli organisimi internazionali per condannare questi regimi e dall'altra un costante sostegno alle minoranze etniche e religiose che vivono in questi paesi. E che non possono professare liberamente il loro credo.
 


[questo è il rapporto ACS 2010] tutti i crimini di genocidio che LEGA ARABA sharia imperialismo, commette, sotto egida ONU Amnesty]. estremamente delicata a causa della legge anti‐blasfemia, anti-apostasia, assoluta violazione della uguaglianza dei cittadini, e mancanza di libertà di religione, ma per il Gender Obama, imperialiamo NWO, è tutto normale! ] Dall’86 ad oggi, 993 persone sono state accusate di avere profanato il Corano o diffamato il profeta Maometto: fra queste, 479 musulmani, 340 ahmadi – una setta che il governo non riconosce come musulmana – 120 cristiani, 14 indù e 10 di altre religioni. Monsignor Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad conferma il clima d’insicurezza: «non sappiamo chi sarà accusato». Dal Rapporto, rileva padre Giulio Albanese, emerge anche «l’ombra violenta del potere politico che manovra l’aspetto religioso dei cittadini». Diventa quindi strategico il ruolo della diplomazia. «L’Italia è da sempre in prima linea per la protezione della libertà religiosa – sostiene Francesco M. Greco, Ambasciatore d’italia presso la Sante. Il dossier delinea una situazione grave in molte parti del pianeta. In Egitto anche nel 2009, 2010, vi sono stati numerosi atti di violenza e non soltanto nei confronti dei cristiani. Assai più grave, la situazione in Eritrea, dove il Governo continua a perseguitare, arrestare e imprigionare molti appartenenti a gruppi religiosi non riconosciuti. Attualmente, sono circa 2.200, coloro che sono in carcere per motivi religiosi; tra di essi ci sono 40 leader e pastori di Chiese pentecostali, mentre sarebbero 13 i cristiani deceduti in prigionia. Il Libano costituisce un caso esemplare di difficoltà poste per lasciar entrare in un Paese personale religioso proveniente dall’estero; ancora per quanto riguarda l’area medio‐orientale, si fa grave la situazione dei cristiani a Gaza, territorio controllato da Hamas, dove si registrano episodi di esplicita persecuzione. Da tempo priva di un governo centrale in grado di esercitare il potere politico su tutto il territorio nazionale, il 18 aprile 2009 in Somalia il Parlamento ha approvato una legislazione per l’applicazione della sharia su tutto il territorio del Paese. La pratica di religioni diverse dall’islam provoca reazioni intolleranti in tutto il territorio somalo e le conversioni sono scoraggiate da
forme di ostracismo e grave emarginazione sociale. Anche in India si continua a registrare un forte aumento delle violenze su base religiosa ed etnica e il 2009 ne è stata l’ennesima prova. Ma sicuramente tra i Paesi nei quali la libertà religiosa è negata in ogni suo aspetto – e le informazioni disponibili circa ciò che accade nel Paese sono scarse e difficilmente reperibili – vi è la Cina. Lo Stato si proclama ufficialmente ateo e reprime ogni forma di religiosità con arresti e detenzioni in campi di concentramento. Tra gli arresti più eccellenti da segnalare quello di monsignor Giulio Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding (Habei) avvenuto il 30 marzo scorso per mano di cinque poliziotti. Estremamente grave è la situazione anche in Nigeria, dove, ACS ha denunciato l’uccisione di 48 cristiani, fra i quali due pastori e l’assalto a 11 edifici di culto.


Alberico Crescitelli. Sacerdote, 1863-1900. Canonizzato l’1 ottobre 2000. Memoria liturgica: 20 luglio. Accoltellato più volte. Legato mani e piedi ad una canna come un capretto allo spiedo. E lasciato morire su un banco del mercato. E’ stato questo il martirio di padre Alberico. Nacque il 30 giugno 1863 ad Altavilla Irpina, in provincia di Avellino, da una famiglia profondamente cristiana. Da ragazzo il padre lo incaricò di controllare dei fondi agricoli di loro proprietà, un’attività che occupava molto del suo tempo, impedendogli di approfondire i suoi studi elementari. Poi il padre lo mandò a scuola dal cappellano don Fischetti, sotto la cui guida Alberico maturò la vocazione sacerdotale. A 17 anni, l’8 novembre 1880, entrò nel Pontificio Seminario dei Ss. Pietro e Paolo per le Missioni Estere, a Roma. In questo seminario studiò sette anni, approfondendo la filosofia all’archiginnasio Gregoriano e la teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Gregoriana, conseguendo con soddisfazione i gradi accademici. Il 4 giugno 1887 fu nominato sacerdote e i suoi superiori ritenendolo preparato per l’apostolato missionario, ne disposero la partenza con destinazione missionaria lo Shensi meridionale, in Cina. Dopo aver trascorso un periodo nel paese natio, padre Alberico partì da Marsiglia nella primavera successiva e giunse a Shangai dopo 36 giorni di navigazione. Qui cominciò una nuova vita fatta di spostamenti in territori accidentati, risalite di fiumi e affluenti, adattamento al clima, adeguamento agli usi e costumi locali, e dopo 81 giorni di barca e 2.000 km di fiumi attraverso zone pagane, padre Alberico giunse a Hachung, città dove i missionari avevano una residenza. Iniziò gli studi della lingua, così ostica per gli europei, particolarmente per lui, come dirà nelle numerose lettere inviate alla madre in Italia, con la quale teneva un intenso legame spirituale. All’inizio del ‘900, in tutta la Cina, a seguito della politica antioccidentale di cui i missionari e la Chiesa erano l’espressione più lampante e radicata nel territorio, iniziarono persecuzioni, eccidi, ferimenti, omicidi di missionari e fedeli cristiani cinesi, con distruzione di chiese ed edifici collegati. Quando uscì il decreto imperiale del luglio 1900 di espulsione o uccisione dei missionari stranieri, si scatenò la prima carneficina che cominciò con l’uccisione di 29 fra suore, frati, sacerdoti missionari, vescovi, catechisti cinesi, uccisi in una orribile carneficina a colpi dì arma da taglio nel cortile del tribunale dove erano stati radunati con l’inganno. Molti eccidi furono perpetrati nei mesi seguenti. Padre Alberico, rimasto sempre attivo nel distretto di Ningkiang, decise allora di mettersi in salvo nella vicina provincia dello Sechwan avviandosi verso Yan-pin-kwan, sul fiume Kia-lin-kiang. Il 20 luglio 1900 entrò in un mercato passando davanti all’edificio della dogana, dove si riscuotevano le tasse per l’attraversamento dei fiumi sui confini.
Qui un doganiere di nome Jao, che l’aveva riconosciuto, con fare gentile e premuroso lo convinse a rimanere nel piccolo edificio, perché, la strada non era sicura e certamente sarebbe stato assalito. Padre Alberico ebbe subito la sensazione di un tradimento, ma quando chiese di allontanarsi, venne trattenuto. Quella stessa notte, mentre pregava in un angolo, una folla accerchiò l’isolato edificio. Il missionario venne presto preso, da un gruppo di persone, e colpito da vari fendenti, uno sul volto e un altro alle braccia. Poi fu attaccato, con le mani e i piedi a una grossa canna e a spalle venne deposto sul banco del mercato. Dopo ore di martirio morì, ed il suo corpo venne fatto a pezzi e gettato nel vicino fiume.


[ la società che era ed è: guidata dalla mossoneria, ma, oggi tutto il mondo è guidato dalla massoneria, Bildenberg NWO-FMI! ] Angel Dario Acosta Zurita. Sacerdote. 1908-1931. Beatificato il 20 novembre 2005. Memoria liturgica: 25 luglio. «Gesù»: è stata l’ultima Parola pronunciata da don Angel prima, di morire a soli tre mesi dalla sua ordinazione sacerdotale. Angel Darío Acosta Zurita, nacque il 13 dicembre 1908 a Naolinco, in Messico, da Leopoldo e Dominga, in una famiglia cristiana e semplice. La sua infanzia trascorse tranquilla, sebbene fin da bambino conobbe le limitazioni e i sacrifici. Suo padre era corniciaio e la sua mamma fu la principale artefice della sua istruzione cristiana. Restò presto orfano di padre e la signora Dominga, ancora giovane, si trovò a mantenere da sola cinque figli. Angel frequentò un pre-seminario, ma il vescovo di Naolinco, monsignor Guizar y Valencia, consigliò al ragazzo di tornare a casa per aiutare la sua famiglia a far fronte al quotidiano. Angel manifestò a sua madre profonda tristezza e la signora Dominga fece in modo che egli entrasse nel seminario di Jalapa dove si distinse per la sua condotta e i suoi ottimi risultati nella preparazione. Angel fu ordinato sacerdote il 25 aprile 1931. Con profonda emozione celebrò la prima Messa il 24 maggio, nella città di Veracruz e due giorni dopo fu nominato vicario coadiutore della parrocchia dell’Asunción, sempre a Veracruz. Si distinse per il suo fervore, per la sua preoccupazione per la catechesi dei bambini e la sua dedizione al sacramento della riconciliazione. Nelle predicazioni giunse a dire: «La croce è la nostra forza nella vita, la nostra consolazione nella morte, la nostra gloria nell’eternità. Facendo tutto per amore a Cristo crocifisso, tutto sarà per noi più facile. Se Egli ha sofferto tanto per noi, è necessario che anche noi soffriamo per Lui». Quello stesso anno il governatore dello Stato messicano di Veracruz, Adalberto Tejeda, promulgò un decreto volto a ridurre il numero dei sacerdoti nello Stato, per porre fine al “fanatismo del popolo”, come affermò egli stesso. A ogni sacerdote fu spedita una lettera chiedendo, pena la morte, di cessare ogni attività pastorale. La lettera n. 759 fu recapitata a don Angel il 21 luglio. Il sacerdote era consapevole del pericolo che correva, ma continuò a vivere il suo ministero sempre con tranquillità e serenità, dimostrando una sorta di predisposizione al martirio. Il sabato 25 luglio 1931, data stabilita dal Governatore per l’entrata in vigore del Decreto, era una giornata piovosa e nella parrocchia di Asunción tutto trascorreva normalmente. Le navate della chiesa erano piene di bambini, giunti dai vari centri catechetici e accompagnati, dai loro catechisti. Vi erano anche molti adulti, che, attendevano di ricevere il sacramento della riconciliazione. Erano le 18:10 quando diversi uomini vestiti da militari, entrarono simultaneamente dalle tre porte della chiesa e, senza alcun preavviso, cominciarono a sparare, contro, i sacerdoti. Appena uscito dal battistero, don Angel cadde sotto i colpi delle pallottole, insieme con un altro sacerdote, mentre un confratello rimase ferito perché miracolosamente protetto dal pulpito. Don Angel, morì, dopo soltanto tre mesi dalla sua ordinazione sacerdotale, riuscendo soltanto a esclamare «Gesù!».